Token42.it

Domande digitali, risposte umane

Benvenutə!

Per ora quello a piè di pagina sarà uno dei pochissimi schwa che vedrete in questo sito.

Ma anche se è uno solo, è importante. È un’informazione, un segnale, per tutte quelle persone che sono escluse dal vivere appieno la società.

Ogni persona è la benvenuta in questo sito e negli altri spazi digitali in cui sto.
— Lidia

Da dove parte tutto ciò?

Quella volta che… un indovinello diceva più o meno così: “Un padre porta il figlio al pronto soccorso d’urgenza, il chirurgo traumatologico accorre e dice ‘Oh no è mio figlio!’, com’è possibile?”.

Ho pensato a diverse situazioni senza arrivare a quella corretta, ma la soluzione era molto semplice, con quel “chirurgo” si intendeva una donna, sua madre.

Quello è stato un momento shock per me: come era possibile che non ci avessi proprio pensato?

Quello è anche stato il momento in cui per me dal “non è il problema più grande” (e d’ora in poi starò sempre attenta quando verrà fatta questa affermazione) sono passata a pensare “ok, però ragioniamoci un attimo”.

È così che ho iniziato ad interessarmi all’impatto che ha, secondo me, l’utilizzo del maschile sovraesteso nella nostra lingua, l’italiano.

Per maschile sovraesteso (o maschile generico) si intende l’uso dei termini coniugati al maschile per riferirsi sia a donne che a uomini che a persone non binarie, includendo tutti i sessi biologici (femminile, maschile e intersex). Es.: “Il candidato può inviare curriculum a…”, “I candidati sosteranno la prova d’esame il giorno…”.

E mi sono chiesta, “è esso un ulteriore elemento che nasconde, esclude e minimizza dal racconto della società la presenza delle donne e delle persone non binarie?”. A mio parere, sì, è molto probabile, penso soprattutto per la mia generazione (gen X) e quelle precedenti.

Ho così cominciato a leggere articoli e libri che trattano questo e altri aspetti del linguaggio, come il linguaggio inclusivo (definizione, quella di “inclusivo”, a me stretta fin da subito) e il genere neutro.

Non è nata in me l’urgenza di nessuna corsa allo stravolgimento della lingua italiana, piuttosto quella di un suo utilizzo più consapevole e personale e di condivisione di questa mia riflessione.

Queste letture inoltre mi hanno fatto riflettere anche su chi non si riconosce in nessuno dei due generi, maschile e femminile. O ancora, mi hanno fatto conoscere interessanti ricerche in ambiti simili, come l’utilizzo sessista (spesso inconsapevole) della lingua italiana, ed esperimenti sull’utilizzo di potenziali futuri generi neutri.

È una riflessione che secondo me è giusto fare e che può lasciare in noi un’attenzione, un’accortezza gentile e del rispetto in più verso le altre persone.

Da un punto di vista pratico farò attenzione soprattutto quando dovrò esprimermi su una professione o una carica pubblica: i corrispettivi femminili esistono per via di un’insieme di norme chiamate grammatica.

Mentre quando sarà necessario utilizzare un neutro, le perifrasi saranno mie amiche nella maggior parte dei casi. Probabilmente mi verrà meglio nello scritto, dove il tempo che si può dedicare alla rilettura perdona l’abitudine e fa corregge il tiro.

Nei contesti in cui sarà accettato e dovuto userò lo schwa.

Un’ultima considerazione, tecnica. Sono consapevole che diverse tecnologie assistive audio non riproducono correttamente le parole con lo schwa. Ma finché non si convergerà su uno o più caratteri tipografici neutri da sperimentare, non si potrà spingere affinché i lettori di schermo abbiano un pacchetto audio della lingua italiana che ne comprenda la rispettiva pronuncia.
E ricerca e sperimentazione, finché non ledono nessuna persona, spero rimangano leciti in una Repubblica democratica come la nostra.

Hai trovato un maschile sovraesteso in questo sito? Se non si tratta degli esempi riportati in questa pagina segnamelo a info@token42.it, grazie!